La Comunità psico-educativa è una struttura residenziale a carattere temporaneo (12-24 mesi)
per giovani di età compresa tra 11 e 14 anni, accoglie 8 utenti di entrambi i sessi, in internato.
A chi è rivolto il servizio?
Si rivolge ai giovani che necessitano di protezione e cura, il cui sviluppo psichico richiede un’attenzione specifica di tipo psico-socio-terapeutica, con particolare riguardo alla ripresa dei percorsi scolastici problematici e alle sfere socio-relazionali ed emotive.
La Comunità Archetto si trova a Mendrisio, all’interno della storica Villa Brenni in stile Liberty. La struttura comprende:
Questi spazi sono stati pensati per offrire un ambiente famigliare favorendo il benessere.
Il nome “Archetto” nasce in continuità con la Comunità socio-terapeutica “Arco”, già esistente e destinata a ragazzi di età superiore. “Archetto” ne richiama i principi, le modalità e le finalità, ma si rivolge a ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 14 anni, in una fase delicata e significativa della crescita.
La scelta del nome non è casuale: richiama un’idea di continuità e di evoluzione naturale, come un passaggio che si apre verso nuove possibilità. È un nome che è stato accolto perché già riconoscibile e condiviso, e che esprime un senso di appartenenza al progetto “Arco”, su cui la nuova realtà si fonda e si sviluppa.
Allo stesso tempo, il termine “Archetto” evoca immagini e significati ricchi e suggestivi:
“Archetto” diventa così una metafora del percorso proposto: un accompagnamento delicato ma solido, che sostiene la crescita dei ragazzi, aiutandoli a costruire il proprio equilibrio e a trovare una propria voce.
La comunità si rivolge a giovani che hanno bisogno di protezione e di un percorso di cura. Offriamo un supporto specifico di tipo psico-socio-terapeutico, con particolare attenzione al recupero del percorso scolastico e allo sviluppo delle competenze sociali, emotive e relazionali.
L’intervento è precoce, globale e rispettoso della persona e delle sue caratteristiche individuali, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita.
Il lavoro all’interno della struttura sostiene i ragazzi nel loro percorso di crescita, aiutandoli a guardare al futuro. Si lavora sia sul singolo che sul gruppo, favorendo l’aumento dell’autostima e lo sviluppo di nuove competenze e capacità.
Un’attenzione importante è dedicata al miglioramento delle capacità di problem solving, all’emersione delle risorse personali e alla consapevolezza del proprio potenziale.
Attraverso attività di gruppo, i ragazzi possono potenziare le proprie abilità sociali e imparare a gestire meglio le relazioni e le situazioni difficili.
Le difficoltà relazionali vengono osservate in un contesto sicuro e diventano un’opportunità di crescita e apprendimento. In questo modo, i ragazzi possono migliorare le proprie competenze sociali e affrontare con maggiore sicurezza gli eventi della vita.
L’Équipe è composta da diverse figure professionali con differenti e precise funzioni, operanti in diversi spazi, ma tutti accomunati da un’unica progettualità. Si tratta di ruoli non equivalenti, non sostituibili l’un l’altro ma tra di loro necessariamente complementari, ciascuno con un’identità propria e ben riconoscibile e che, proprio per questo, crea quella comune.
Pensiamo alla Comunità come a una risorsa terapeutica globale, grazie al funzionamento integrato: gruppo dei minori e gruppo degli operatori, in collaborazione con le famiglie e la rete sociale, costituiscono nel loro insieme il dispositivo di cura.
Il percorso inizia con la segnalazione del giovane da parte di un servizio inviante (UAP, SMP) e si sviluppa attraverso tre fasi progressive. I primi approcci avvengono nella fase di avvicinamento che prevede dei colloqui conoscitivi e informativi e la partecipazione ad alcune attività offerte in struttura. Questo consente al giovane e all’équipe di stabilire una prima conoscenza. La fase di avvicinamento prende il tempo necessario (1-3 mesi) per la valutazione del collocamento.
La prima fase è incentrata sull’accoglienza, l’inserimento in un nuovo contesto di vita, si creano le basi per una relazione di fiducia che consente di fidarsi e affidarsi. L’ammissione porta alla firma del regolamento interno, finalizzato a predisporre il giovane alle proposte di lavoro in comunità e ad un comportamento consono per poterne beneficiare. La settimana è strutturata dai laboratori, dalla scuola interna e dalla psicoterapia. Il lavoro educativo della quotidianità consente al giovane di acquisire ritmi di vita regolari e di vivere esperienze diversificate all’interno di una dinamica di gruppo. I contatti con l’esterno e con la famiglia, sono sostenuti e mediati dall’équipe.
Dopo questo periodo d’osservazione, si passa alla seconda fase, la più lunga e corposa, in cui avviene la stesura del primo progetto terapeutico individualizzato, che consente di formulare una progettualità concreta attraverso obiettivi ed interventi, condivisi con il giovane, con la famiglia e la rete. Sono mesi di sviluppo in cui il giovane è all’opera attivando risorse e sviluppando nuove capacità. Se possibile, si riprende la frequenza scolastica in una scuola della regione, con una particolare collaborazione ed un progetto individualizzato nei dettagli. I contatti con la famiglia sono ampliati e i congedi al domicilio avviati.
La terza fase è quella che si conclude con la dimissione. Quest’ultima è preparata anticipatamente grazie a mesi di sperimentazione e verifica in cui il giovane si confronta gradualmente nei vari ambiti di vita. Le dimissioni avvengono con un rientro a casa o con il passaggio ad un altro istituto.
Il lavoro terapeutico, individuale e di gruppo, è volto allo sviluppo di una maggiore capacità di reggere le tensioni interne ed esterne, promuovendo una maggiore consapevolezza del proprio mondo emotivo e dei propri conflitti interiori. Attraverso la possibilità di pensare ed elaborare la propria esperienza soggettiva, si sostiene il giovane nella ripresa del proprio percorso evolutivo.
Con la mediazione e il sostegno di due terapeuti vengono affrontati temi di differente natura, con i quali i giovani si possono confrontare e attorno ai quali costruire un pensiero personale e di gruppo.
Il pedopsichiatra si occupa di valutare lo stato psichico del giovane e la pertinenza di una terapia farmacologia. Ne valuta lo stato di salute globale e, quando necessario, invia ad altri medici per esami e approfondimenti.
Il lavoro con la famiglia prevede dei colloqui regolari in cui riflettere sul sistema famigliare e sulle relazioni. Sono altresì previste attività laboratoriali con la famiglia. La famiglia è parte integrante della cura e del percorso.
Le attività proposte all’interno dei laboratori divengono terapeutiche perché orientate dallo sguardo clinico e dagli obiettivi psico-pedagogici rivolti a riabilitare le competenze necessarie alla ripresa evolutiva e, conseguentemente, al reinserimento scolastico. Ogni attività è condotta da uno specialista della materia che, coerentemente al progetto d’affidamento individuale e in stretta collaborazione con l’intera équipe, organizza nella forma e nel contenuto l’intervento, individuale o in piccoli gruppi, a seconda del percorso di ogni giovane.
Giada Valsangiacomo – Direttrice pedagogica
Dr. med. Marco Zambotti – Medico pedopsichiatra FMH e Direttore sanitario
Silvia Chianese – responsabile terapeutica e psicoterapeuta individuale dei ragazzi
Lucia Negrini – psicoterapeuta delle famiglie FSP-ATP
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